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PALAZZO CORIO
Ai n. 97 e 95 di Viale Mazzini si erge Palazzo Corio, storico edificio risalente alla fine del XV secolo, residenza della nobile famiglia milanese dei Corio. Imponente nelle dimensioni Palazzo Corio colpisce per la compattezza della struttura e la linearità della facciata, anche se attualmente le condizioni dell’edificio sono tutt’altro che ottimali.
Non si hanno notizie storiche precise sull’anno di realizzazione di Palazzo Corio. Sappiamo però che già nell’anno 1476 Galeazzo Maria Sforza concesse al nobile milanese Giovanni de Coiris, di aprire una bocca sul Naviglio che prese per l’appunto il nome di "Coria". Documenti risalenti al 1565 e ai censimenti degli anni 1581 e 1585 menzionano l’edificio intitolandolo con il nome di "palacio del signor Giovanni Antonio Coijro". A quei tempi il palazzo veniva utilizzato come residenza di campagna e come dimora occasionale dove la famiglia poteva controllare direttamente le proprietà e i terreni posseduti in questo territorio. In seguito Palazzo Corio venne acquistato nel 1767 dal Duca Pompeo Litta Visconti e la bocca sul Naviglio assunse il nome di “Coria Litta”. Attualmente l’edificio versa in non buone condizioni e sarebbe bisognoso di un’opera di restauro.
Palazzo Corio è un edificio di grandi dimensioni e raggiunge una lunghezza di 43 m. per una profondità di oltre 12 m. Ha una pianta a C e presenta una facciata con mattoni a vista, con semplici elementi decorativi come le cornici in rilievo e alcune lesene che definiscono la parte centrale con il portone di ingresso. La precisa disposizione dei mattoni lascia pensare che la mancanza di finiture fosse una precisa scelta architettonica. All’interno dell’edificio si trova il porticato caratterizzato da un colonnato con volte a crociera. Nelle facciate interne si ritrova inoltre il motivo delle lesene, che al piano superiore, proseguono il disegno architettonico del colonnato sottostante. Dal porticato si accede poi allo scalone, dove si possono ritrovare alcuni elementi di gusto barocco e il parapetto in ferro battuto, in richiamo alle balaustre della facciata.
I beni della famiglia Corio erano agli inizi del XVI secolo davvero notevoli: oltre alle 830 pertiche di possedimenti terrieri i Corio detenevano il cosiddetto “dazio ripatico”, ossia la tassa che veniva imposta ai carichi di legna che di li transitavano in direzione di Milano.



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