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IL TEATRO LIRICO
Teatro Lirico Ingresso del Teatro Lirico
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Noto fin dall’inizio del 1900 come l’ “Anticamera della Scala” in quanto ospitava le prove delle rappresentazioni del più celebre teatro mondiale, il Cinema Teatro Lirico rappresenta ancora oggi uno dei luoghi di ritrovo di maggiore importanza per la vita culturale cittadina.
Il desiderio di arricchire la città di Magenta con un Teatro Lirico era presente nella mente e nei cuori dei cittadini fin dal 1859 anno in cui alcune famiglie nobili della città acquistarono il terreno adiacente a Corso Vittoria allora appartenente al Cavalier Luigi Cassola con lo scopo di realizzare su di esso un luogo di incontro e di cultura. Nei decenni successivi, grazie agli sforzi economici di importanti personalità come Gian Franco Giacobbe, ma anche di semplici cittadini che tramite la sottoscrizione di “azioni” parteciparono attivamente a sostenere i costi di realizzazione, l’idea del Teatro Lirico prese definitivamente forma. La prima pietra fu posta nel 1903 e il 4 giugno dell’anno successivo il Teatro fu inaugurato con una esibizione del grande tenore Francesco Tamagno, di Adele Borghi ed Emilia Corsi, due voci di primo piano della lirica di allora e da Edoardo Ferravilla il più importante esponente del teatro dialettale milanese.
Durante il periodo fascista il Teatro Lirico fu oggetto di un radicale rifacimento a seguito del quale scomparvero le gallerie e le barcacce e, purtroppo si persero anche le “firme” che i grandi artisti della Scala usavano lasciare durante le prove. Rimase invece intatto l’affresco della volta raffigurante il trionfale ingresso di Arrigo VII a Magenta.
Un’ulteriore trasformazione si ebbe negli anni cinquanta quando, a seguito della crescente diffusione della cinematografia, il teatro divenne anche luogo di proiezione di film.
In anni recenti il Cinema Teatro Lirico è stato profondamente ristrutturato e dopo la chiusura durata alcuni anni è al giorno d’oggi nuovamente protagonista della vita sociale e culturale della città.
Il progetto fu affidato all'arch. Menni mentre la decorazione della volta fu eseguita dal Campi, già autore, nel 1897, del ciclo pittorico di Casa Giacobbe.
L’interno del Teatro è caratterizzato da una volta al centro della quale si colloca un ampio lucernario. Intorno ad esso si articolano una serie di rappresentazioni fra le quali sono distinguibili Dante poeta e Beatrice, le muse della Musica e della Poesia, immagini metaforiche della Satira, della Follia e della Commedia.
Fra gli altri appare anche la figura del Lampugnani, noto burattinaio milanese, e la scritta “Verdi” che oltre a ricordare il celeberrimo compositore milanese, era in quegli anni soprattutto l’acronimo si Vittorio Emanuele Re D’Italia, evocando aspirazioni indipendentiste dal dominio austriaco.
Di grande interesse è lo spazio sovrastante il boccascena, interamente occupato dalla rappresentazione dell'arrivo di Arrigo VII di Lussemburgo che, sceso in Italia per riappacificare le famiglie dei Visconti e dei Torriani, sostò nei giorni 21-22-23 dicembre 1310 a Magenta con la Moglie Margherita ed i Principi di Francia e Germania. Nell’immagine ritratta la famiglia dell’imperatore è raffigurata in primo piano sullo sfondo della città di Magenta, riconoscibile dal campanile romanico della chiesa di Santa Maria Assunta.
Si narra che la visita dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo avrebbe dovuto durare un solo giorno. A causa però della grande nevicata che in quei giorni avvolse la città di Magenta e i suoi dintorni, l’imperatore fu costretto a fermarsi per ben tre notti e quattro giorni, fra la gioia degli abitanti che, onorati dalla sua presenza si prodigarono per rendere il soggiorno dell’imperatore il più sereno possibile.



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