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LA CHIESA DI SAN BIAGIO
Inserita nel complesso architettonico dell'Istituto delle Madri Canossiane nell’omonima via, l’armoniosa e leggiadra Chiesa di San Biagio rappresenta un pezzo della storia di Magenta, per la sua antichità, per le difficoltà con ci venne realizzata, ma soprattutto per l’importanza che essa ha sempre rivestito fra i fedeli della comunità magentina.
La chiesa di San Biagio risale al XVI secolo e non ci sono notizie precise circa le sue origini e la sua costruzione. Le prime testimonianze scritte risalgono all’anno 1560, quando durante una visita ufficiale il Cardinale Carlo Borromeo ne denuncia lo stato di abbandono. A quell’epoca infatti la chiesa risulta senza pavimento e senza altare e dunque inutilizzabile per la celebrazione di Messe per la comunità magentina. Fu proprio dagli scritti di questa visita che si apprende che questo antichissimo luogo di culto era un tempo sede della Parrocchiale di Magenta. La sua importanza è testimoniata dalla solennità con cui veniva annualmente celebrato il Santo protettore occasione durante la quale aveva luogo anche il mercato cittadino nella piazza adiacente alla chiesa stessa. Nonostante alcuni decreti dell’Arcivescovo che ne richiedevano una pronta ristrutturazione, la chiesa resta in uno stato di pressoché totale abbandono per alcuni decenni, come testimoniato dalle visite del Sacerdote Pionio nel 1581, dal Visitatore Delegato Bracciolino nel 1597, e da alcuni decreti, datati 1601, in cui il Vicario ordina una sua sistemazione definitiva, o in alternativa una sua demolizione per costruire con i materiali ricavati, una cappella nella Parrocchiale dedicata a S. Biagio.
Fu solamente nel 1637, grazie alle spese sostenute dall’Abate Faustino Mazenta che la Chiesa e l’Oratorio vennero riedificate grazie al lavoro di Giuseppe Chiavetta detto il “Mastro da muro”. Da questo momento in poi la Chiesa di San Biagio viene regolarmente citata in tutte le visite ufficiali e diventa luogo di culto per tutti i cittadini. Nel 1760 il Cardinale Pozzobonelli ne testimonia la perfetta conservazione e funzionalità, dandone una precisa descrizione.
La struttura architettonica della chiesa resta invariata fino al 1879 quando il Marchese Giuseppe Mazenta, sul letto di morte, decise di donare la chiesa, l’oratorio, la casa del cappellano e il giardino adiacente, all’ordine delle Madri Canossiane affinché esse possano utilizzare gli spazi per la realizzazione di un convento. Con il completamento dei lavori la chiesa venne chiusa al pubblico e aperta solo in occasione delle solenni celebrazioni del Santo Patronale, il 3 febbraio, durante le quali vengono esposte le santissime reliquie. Si deve dunque alla cura delle suore la conservazione dell’edificio fino al suo stato attuale. In anni recenti l’edificio è stato interamente ripulito e restaurato ed è oggi una delle più importanti testimonianze architettonico religiose del territorio del Magentino.
La chiesa si presenta attualmente con un portale di ingresso in stile barocco, mentre la rimanente parte della facciata, ampiamente ristrutturata durante il XIX secolo nel corso dei lavori di ristrutturazione del convento, risente del gusto neoclassico dell’epoca.
L’interno caratterizzato dall’unica navata all’estremità della quale è collocata una balaustra che suddivide il presbiterio, privo di abside e sovrastato da un arco di trionfo che riprende la struttura della volta a botte che ricopre la navata. Le pareti laterali sono suddivise da lesene che incorniciano pregevoli oli su tela, rappresentanti scene di vita e del martirio del Santo. Tali opere sono attribuite al pittore Melchiorre Gherardini – allievo e genero del Cerano - e risalgono al XVII secolo.
Durante tutto il XVII secolo veniva accordata un'Indulgenza Plenaria a chi visitava la Chiesa dai primi Vespri della Festa di S. Biagio fino al tramonto del sole dello stesso giorno festivo.



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